mercoledì 11 aprile 2012

Appendi il cappello, cowboy.

Certo.
Quando me ne vado da qui, gli occhi che guardano qualcosa che non c'è, volo, mi trovo dall'altra parte, nella città di silenzio, nel mondo lontano, non ne ho bisogno.

Non ho bisogno della maschera.
La posso togliere.
Posso far vedere le mie stanchezze, le mie debolezze, che sono crudele, brutto, brutto dentro, le mie ferite, le mie rughe sporche.
Ma cerco di non farlo.

In fondo glielo devo, a quell'altro me.
Quello che si porta addosso questa faccia e quest'anima, ogni giorno, tutti i giorni.
Se le trascina a dietro.
In questo mondo.
Vicino.
Freddo.
Che sa di marcio.
Ogni giorno, tutti i giorni.

Se vuoi, tanto, puoi togliermela tu.
Qui, o di là, dove vuoi.
La maschera non nasconde per vergogna, solo per affetto.
Glielo devo a quell'altro me stesso.

Ne ha fatta così tanta di strada.
Con lo stesso cappotto sgualcito.

5 commenti:

pyperita ha detto...

Bentornato! Mi mancano i tuoi post.

賈尼 ha detto...

La maschera non nasconde per vergogna, solo per affetto.

Minchia. Filosofo sei.

peppermind ha detto...

@Pyperita. Grazie! Troppo buona sei... ma farò così, ci sono, non ci sono, e verrò a leggerti :)

@Janos: ah no?

Grace (ma gnappetta della Val Gina) ha detto...

Ciao, zio Peppo ;)
賈尼 ha già citato la parte del testo, secondo me, più bella.

Bravo che sei.
E pure io.
Hai visto come ho scritto bene 賈尼 ?
Mica è facile.

peppermind ha detto...

@Grace: ciao nipius Gnappetta! Grazie per le belle parole che spendi per me, spendacciona.