giovedì 10 dicembre 2009

Novembre brucia.


Arranco con muscoli di cemento, faccio schizzare il nero delle pozzanghere, digrigno i pugni, ho scarpe pesanti e sporche: rido, mentre nascondo quello in cui non credo.
Rido quando non riesco a dire no.
Dietro un bavero del cappotto.

Miccia, fiamma e polvere.
Ho tutto, lo sento con le dita.
Scorro di fianco alla cattedrale di bianco e di vetro.
Distolgo lo sguardo.
E rido.

Resto immobile, le mani profonde nelle tasche, incastrato nel ferro verde di panchina, i denti scricchiolano, espiro gelo dal naso: rido sotto la pioggia che non ho chiesto.
Rido quando mi urlano di alzarmi.
Sotto un cappello calcato in capo.

Mi sentirete poi.
Mi vedrete, poi.
Ridere.
Quando darò fuoco a questa città.

Fuoco.
Sì.
Fuoco che corre e deflagra sul selciato.
Fuoco che arde tra fontane di pietra, chiese e palazzi.
Fuoco che crepita nelle vie accese a festa, vetrine che crollano di schianto, auto esplose.
Cenere dal cielo.

E io.
Braccia aperte.
Viso scoperto.
Che rido.

Perché poi a Dicembre viene il ghiaccio.
Non prende mica bene.

Col ghiaccio.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Ha la stessa intensità del "Bombarolo" di De Andrè, e lascia addosso lo stesso sgomento...

Linda

Anonimo ha detto...

Bisognerebbe farlo quando c'è un tappeto di foglie secche nei parchi e il vento autunnale a spingere le fiamme dappertutto.

c13

peppermind ha detto...

@Linda: Mi sono ispirato, sì, ma addirittura... grazie :)
(Oltre a De André mi sono ispirato a...)

@c13: Sì, fors forse così prende, mh, boh...

Giangidoe ha detto...

Io sono un nemico naturale del freddo. Anzi, sarebbe più corretto dire il contrario.

Catartica la sequenza anaforica dedicata al fuoco.
Muy, muy bien.

Anonimo ha detto...

avrei giurato fosse fuoco di passione.
e ci giurerei ancora.

vish

[anaforica la sequenza catartica?]

Gary Coopo ha detto...

bello bello

VicKy ha detto...

Mi piace molto il tuo racconto dei mesi dell'anno :)

L'immagine che mi è venuta in mente leggendolo è quella di V (V per Vendetta) quando esce in fiamme dall'ospedale in cui lo tenevano segregato usandolo come cavia per terribili esperimenti.

Urlava V, ma poi indossò una maschera con un profondo sorriso.
Soffriva, ma rideva e non rinunciava alla poesia.

Un pò cavie anche noi, spesso ridiamo mentre nascondiamo quello in cui non crediamo e non riusciamo a dire no. Chissà, forse un giorno avremo la nostra Vendetta, forse un pò ce la stiamo prendendo già con le nostre parole. Forse.

Bello Peps.

peppermind ha detto...

@Giangi: Il freddo, qui, è "anche" metaforico, perché a me non dispiace quello fisico, ma quello che spesso traspira dai milanesi... insopportabile.

@vish: giuri sul sicuro.
Come dice il Giangi, è catartico, codesto foho.
Passione reattiva, riempitiva, rabbiosa ma anche di pura voglia di godere di qualcosa di forte che scuota un po' Milano.
Non riesco manco a sgridare la gatta, figuriamoci dare fuoco concretamente a qualcosa...

@Gary Coopo: Grazie.
Anche di essere passato :)

@VicKy: Grazie ancora, te ne ho detti tanti, ma te ne dirò sempre :)
Hai colto questo aspetto anarchista, che V è anarchico, anche se nel mio caso rimane un "attentato immaginifico", a questo esercito invece reale che stanzia qui in città.

Anonimo ha detto...

appena tornata e va che ti trovo
un pep incazzato
e una città in cenere

graaaaaaaaaaaaaaaaaaaazzzzie pep!

:)

pyperita ha detto...

Quindi meglio affrettarsi! :)

Elle ha detto...

A me il tuo fuso orario completamente sballato e scombinato, spostato di circa un mese continua a piacere molto.
Sì perché ti si sente davvero ridere sotto quella pioggia che non hai chiesto. E pure il fuoco si sente, che prende bene...

peppermind ha detto...

@L'Ale: Te vist che robidematt?
Dovere!
Sfisiolini di bentornata!

@pyperita: Come sempre, qui a Milano, tutti di fretta :P

@Elle: Do al mese tutto il tempo, fino all'ultimo giorno, per spiegarsi... poi vado :P
Grazie :)