mercoledì 21 luglio 2010

Faccende domestiche.


Odiava lavare i pavimenti.
Odiava tutti i lavori di casa. I sanitari, la stupida moquette, non aveva voluto toglierla appena arrivato, e ora era un nido di peli, briciole, che non aveva mai voglia di passare all'aspirapolvere. La cucina, i vetri delle finestre, la patina di nicotina che si accumulava.
Odiava dovercisi dedicare, a 'ste cose.
Ma i pavimenti erano il peggio.
Sudava come una cisterna indiana, vedeva le goccioline che si schiantavano sul pavimento umido di mocio appena passato, poi ripassava il mocio, su e poi giù, su e poi giù, spostandosi orizzontalmente, e goccia, mocio su, goccia, mocio giù, goccia, su, goccia, giù.
Era metodico almeno.
Ma stancante, poi tremava di fatica, il corpo lucido d’umidore, quando finiva, la sigaretta tra le dita vibrava mentre aspirava.
Ma oggi gli toccava farlo.
Lavare quel pavimento.
Mattonelle arancioni, tutte rovinate da sfregi, ammaccature, che davano sempre l'impressione che era rimasto qualche peluco, qualche agglomerato di schifo, anche dopo la pulitura a fondo, rettangoli uno dopo l'altro, e lava, lava, mocio su, goccia, mocio giù, sembravano non finire mai.
Eppure si trattava solo di cucina e bagno, visto che in sala c'era la moquette.
Ma non finivano mai, quei rettangoli.
E gli toccava proprio farlo, 'sta volta.
Lo odiava, e doveva farlo.
Era già la terza volta di seguito che ripassava quella superficie dall'aria tonta, grossolana.
Perché le prime due volte, quando si era asciugata, quel colore fesso, era... più ruggine, che arancio.
E allora aveva ricominciato, lavato una seconda volta, e ora una terza.
Sfrega, mocio su, goccia, mocio giù, goccia, sfrega, mocio su e mocio giù.
Gambe che tremano, braccia che tremano, vista un po' appannata.
Ma l'aveva sgozzata così, tutto d’un botto, mentre si lamentava che faceva caldo, si lamentava sempre, sempre, sempre e sempre, e lui zitto, e che caldo che faceva in quella casa, e che non sopportava il contatto con una maglietta, e figurati addirittura scopare, e lui zitto, e perché non ti sei comprato il condizionatore?, e perché non almeno un ventilatore?, e sei pigro, e non fai mai niente, e lui zitto, e che caldo in questa casa, e ancora, e ancora, tutte le volte che veniva lì, sempre e sempre così, e lui zitto, e allora sai che c’è?, adesso vattene affanculo tutto d’un botto: l'aveva sgozzata così, su due piedi.
Quindi ora gli toccava proprio.
Si era avvicinato con calma, da dietro, un soffio secco, una mossa da artista di circo, spettacolare, teatrale, prima il braccio sinistro a circondarla, tenendole dolcemente le spalle, e lei che si zittiva, ma come, ti dico che fa caldo e mi abbracci?, e poi la mano destra che veloce le tagliava la gola, da sinistra verso destra, il grattare della lama sulla pelle che si sfalda, continuando il tragitto, amplificato di spalla, un'apertura alare, un getto fluido, denso, lo schioccare lascivo di liquido su materiali lucidi, uno scroscio di pisciata su plastica dura, e il braccio disteso nella sua lunghezza da palcoscenico, col coltello seghettato ancora in pugno, il corpo lasciato libero dall’abbraccio, il suo rumore di uova spiaccicate al suolo, et voilà mesdames et messieurs!, applausi, applausi per Dio!, e giù inchino.
Applausi, sipario.

Quindi poi aveva dovuto buttarla via, materiale da scena inservibile.
Buttarla insieme alle sue cose che si portava dietro quando si fermava da lui, buttarla dentro un cassonetto a isolati di distanza.
Dentro la notte deserta di città.
Una palla, ma niente in confronto a tutto quel cazzo di sangue.
Odiava lavare i pavimenti, ma ‘sta volta doveva proprio farlo.

Ecco, ora aveva finito di ripassare le stronzissime mattonelle arancioidi.
Per la terza vaffanculissima volta.

Ma niente: dopo venti minuti di tremori, sigaretta, acqua per reidratarsi, quell’idea di ruggine era ancora lì.
Per rettangoli e rettangoli, all'infinito.
Non se n’era andata nemmeno ‘sta volta.
Niente… altro secchio, altro giro: di nuovo a cercare di lavarlo via, quel sangue.
Certo che però… Uno fa uno, dico un gesto teatrale, ma uno solo!
Uno unissimo nella vita!
E che cazzo, ma ti pare che lo deve pagare così?
Poi dice che la gente non va più a teatro.

E vabbe’, al lavoro.
Mocio su, goccia, mocio giù.
Goccia.

13 commenti:

Remy LeBeau ha detto...

Il sangue lo togli bene con la candeggina e le mattonelle non le rovini nemmeno. Poi, anche tu, non potevi strangolarla?

Tyler Durden ha detto...

con i tagli al teatro operati da Bondi ora si forniscono solo detersivi di seconda scelta....

Anonimo ha detto...

bellissimo :)
fata

Grace (ma nana) ha detto...

Essenza di cinismo!
Com'è versatile 'sto WeWWer..quanti stili diversi riesce a dominare in scioltezza!
Ci ha pure rivelato i motivi della crisi del teatro..
Fortuna che c'è il mocio,valà!
Le macchie non le toglie, ma perlomeno ATTUTISCE ;)

Gary Coopo ha detto...

ti fregano le fughe delle piastrelle, il sangue di va a ficcare proprio lì e come tutte le cose schifosamente vive si fa tutt'uno con le superfici e non le scrosti più..
bel pezzo pepper, però comprati un condizionatore :)

peppermind ha detto...

@RemY: Duly noted... eh, il professionista, le sa tutte! (strangolarla era poco d'effetto, dai, acconsentine...)
@Tyler: Qunt'evvero, signora mia! Non ci sono più i detersivi di una volta!
@Fata: Detto da te, impacchetto e depongo nella bacheca trofei...
@GrazieMa tanto: Tu mi fai venire le goccioline agli occhi, comesichiamano... grazie, ma, tanto! Mi butto sul mocio, che attutisco...
@Gary: Vero eh? Poi tante mattonle, tante fughe, infinite... potevano fare i pavimenti con una enorme mattonella unicona? Mah!
Grazie veh, ho preso oggi un ventilatore, un passo alla volta...

VicKy ha detto...

Bello! La naturalezza con cui un pensiero omicida confluisce nella mente di uno apparentemente normale è perfetta! E poi tutti a dire:"Ma era una persona tanto perbene, non si lamentava mai, nemmeno con quella scassamin...a della fidanzata!" e nessuno si era accorto che odiava i pavimenti...
davvero bello Peps! :)

Digó János ha detto...

Grande. Come scritto dalla Grace, ti ammiro per la scioltezza con cui riesci a usare stili tanto diversi.

peppermind ha detto...

@VicKy: Be', grazie... che dire... ci ho provato :)

@Janos: Troppo buono, veramente.

cantoediscanto ha detto...

Chapeau. Mandalo a qualche concorso di noir (ma anche rouge, e pure un po' orange) (oddio, scus)... E SUBITO!
Fino a metà ero tutta giuliva che ti avrei commentato che ieri il moroso ha fatto le pulizie passando e ripassando... Da un certo punto in poi invece ho pensato che no, speriamo che non gli assomigli mai.

L'estate fa fare questo e altro, ebbravo peppèr.

peppermind ha detto...

@canto: Grazie, mi viene da chiagnere così!
In effetti penso lo spedirò un po' a destra, ma più a manca. Sì, a manca mi sento più a mio agio.

Rossatinta ha detto...

è che dopo fanno quegli esami con i raggi qualcosa e lo vedono lo stesso, il sangue

è una fatica sprecata, poverino

c13

peppermind ha detto...

@C13: Ma no, lui è contento così... lascialo fare, che intanto me la svigno alla chetichella.