venerdì 2 aprile 2010

Febbraioscuro.


Salgo, battito di portiera, e mi siedo soffice.
Fragranza, il motore avviato.
Mi muovo di nuovo.

Tergicristalli: scroscio, di nubi, scroscio, di nubi.

Le gomme solcano la sottile distesa di pioggia, scie sull'asfalto, una sorta d'insonne sollievo.

Scroscio, di nubi, scroscio, di nubi.

È buio l'umore riflesso dai marciapiedi, com'è ruvido il colore di quei muri che salgono crudi all'ultimo piano delle dimore sorelle di piazza Piemonte, che san di velluto, vetusti divani, volti d’ombra che dai ritratti guizzan rancore, di lampade spente, scuri serrati, finestre brunite, torri che cupe s'immergono nel nuvolo che Inverno ha sputato qui giù, di nuovo. Mi muovo.

Scroscio, di nubi, scroscio, di nubi.

Mi fermo a ridurre, grugnire, tremare un rimbombo di mente.
Mi alzo, ho... un secondo... poi mi risiedo in un soffio.
Scroscio, scruto, scroscio, scruto, scroscio, di nubi... il cielo coperto, atterrito, schiacciato, aggrappato alle rughe della mia fronte, rude, nuda, trasuda incubi maturi che fisso ad occhi socchiusi, trafigge fumosi futuri, non fugge, non scappa e non plana su pranzi imbanditi di vento, lasagne, tovaglie e coriandoli, risate e camicie danzanti al ritmo del sole.
Ma cova colpi di vuoto, e pulsa e ripulsa di nuovo, massaggio una tempia, di nuovo. Mi muovo.

Scroscio, di nubi, scroscio.
Il tergicristallo si blocca, ma ecco, riattacca.
Di nubi.

Un ultimo lungo singulto, percorro il viale umido di Monza, vetri di tetro profondi, negozi stranieri, eco d'Uganda, di Zimba, di reggae grondante, grumoso, di pelli soffuse, vagando nel tempo mi rimbalza sul muso. Cartestracce, bucce, hascisc e minacce, urli di lingua languida di bonghi agli angoli di strade, dall’alto di balconi scalcinati, dal sottosuolo di squallore e scantinati, di questa via che dritta ti porta, via, fuori, di nuovo i rumori, di nuovo. Ma non mi muovo.

Basta, questo girotondo, lo tronco, lo spengo.
Gesto di chiave e lo spezzo, il motore, lo fermo.
Le ruote, il freddo, tutto tace di pace.

Silenzio, che inizia.
Il tramonto di Marzo.

16 commenti:

biondatinta ha detto...

non hai idea di quanto appartenga anche a me quanto hai scritto. bellissimo post davvero!

simple ha detto...

chapeau

Gary Coopo ha detto...

bello mister mind, che altro dire?!

Anonimo ha detto...

Persa nel vortice delle tue parole e delle sensazioni che suacitano...

Linda

Anonimo ha detto...

suscitano...

peppermind ha detto...

@Biondatinta: Grazie e... mi spiace che pure a te capitino questi mesi oscuri :)

@simple: Merci U_U

@Gary: Niente, solo grazie :)

@Linda: ... mi spiace... ti lancio il salvaggente! :P

VicKy ha detto...

Mentre leggevo pensavo a come sarebbe interessante leggere i 'mesi' visti/percepiti anche da altre parti d'Italia. Perché mentre leggevo, appunto, il tuo mi sembrava un febbraio straniero, lontano e diverso dal mio e mi chiedevo se ti piacerebbe conoscere il mio...

Magari, se mi prende lo sgiribizzo scrivo di Marzo-Aprile (che per me sono un tutt'uno) o forse di tutti i mesi, i miei, intendo, e poi ti cito come sommo ispiratore o aspiratore, vediamo :)

p.s. Bello comunque! mi è piaciuto anche Febbraio :)

Grace (ma nana) ha detto...

Wewwer..io per Febbraioscuro ti darei il premio Modugno "PIANGE IL TELEFONO" !
Clap clap clap clap clap applaudiiiiii, stendioWescioooo!(Seria seria seria )->Ma quanto sei bravo?
Del racconto autobiografico mi ha molto colpito il "rimbombo di mente"..casso che invidia..nella mia testa solo ECOOOOOOOO!
Bacissimi mio stimatissimo GURU!

cristina ha detto...

Per Pepper poeta: scroscio (di applausi)

c13

peppermind ha detto...

@VicKy: Ma certo che puoi scrivere sui mesi, non ho mica l'esclusiva su quelli! :P
Anche l'avessi, qui siamo tutti sostenitori (io e gli altri Mind della famiglia) del copyleft U__U

@GraceMaAltissima: Grazie! In effetti lìè vegnù fora un po' piagnone, ma 'ste voret, con tutta quell'acqua che scendeva...

@c13: Grazie per lo scroscio, di nubi, cioé, di applausi, e per il poeta, ma è solo prosatopea, (prosa + onomatopea? boh) un tentativo, almeno.

estate-indiana ha detto...

pensa che io da piccola li adoravo e ci volevo tanto abitare nei palazzotti di piazza Piemonte. Volevo anche fare l'inviata speciale, vabbe', erano altri tempi:-)

Giangidoe ha detto...

Ma tu dovevi darti al calamaio, mio caro.
E per omaggiare questo tuo lirismo, ti ripropongo un antico haiku che amo molto:

"Uccelli migratori.
Anche la casa dove sono nato
è ora il tetto di una notte."

peppermind ha detto...

@estate: Io ci fantastico ancora adesso... soprattutto sui due appartamenti all'ultimo piano, veramente fiqui.

@Giangi: Nel senso che ci sono caduto dentro da piccolo, nel calamaio? :P
Bello l'haiku...

Claudio dei Norma ha detto...

Ma che m'arzo a fa'?

Claudio dei Norma ha detto...

Tanto è finito.
"Ed è già cinque aprile".

peppermind ha detto...

@Claudio: sì, a volte finscono... 'sti m'arzapane a tradimento >.>