martedì 4 agosto 2009

Girastelle.

Peppermind: ‘notte sono Pep… ‘spe… sono a casa, non devo mica rispondere come se-

Ghost Mind: Appunto.
Riprenditi, che questo lavoro ti sta consumando.

Sono andato a innaffiare le piante dei miei.
Loro sono al mare, adesso.
Sulla terrazza, questa vegetazione strappata alla terra aspetta che piova.
Ma il cielo si spegne di luce, con dolcezza, lascia libera qualche corsa di vento, e rimane secco.
Quindi eccomi lì.
Una figura nera contro questa luminescenza morbida che preannuncia notte.
Prendo la canna, e inizio la mia via crucis che irradia d’acqua i vasi.
Le piante che si stirano scosse da questa sete che si placa.

Quando ho finito, mi siedo.
Guardo le finestre delle case tutto intorno.
Alcune più in alto della terrazza dei miei, altre a sbirciarle sotto la gonna.
Penso a quando mi rifugiavo in questa zona di confine, fuggivo dalla mia vita per andare in questo posto che non è edificio ma nemmeno cielo, una superficie indefinita, cinetica e ribollente di memoria solare
e voli verso il buio.

Questa terrazza.
Queste finestre di Milano, il pirellone là in fondo, la stazione di Greco qui sotto, questo pulsare di altri pensieri, preoccupazioni e silenzi, esistenze che seguono il proprio sentiero di briciole, ma che di notte si fermano e si intrecciano di quel colore di luci accese in cucina.
Fanno di tante vite una sola, che corre da una tavola all’altra, esce e poi rientra da tutti questi occhi di case di notte.

Pensavo.
Perché adesso non ci riesco più.
Se dietro ognuno di quei muri ci può essere chi storce la bocca se leggi Stirner in metropolitana, se applichi Grice mentre cucini, se ti commuovi con Bacon durante una passeggiata in piazza Duomo.
Se dietro quelle porte sprangate c’è chi annuisce convinto alla propaganda pro nucleare, al sorriso in mezzo alle macerie, alle impronte a tutti quanti, per sicurezza.
Forse è sempre stato così, ma il male mi appariva complesso e umano.
Ora lo sento come un’impalcatura a sorreggere compromessi, trincea a difendere una terra che era già tua, ma che hai svenduto e poi invaso, per poterla sventolare insieme ai tuoi bancomat, ai tuoi mucchietti di tecnologia, la tua felicità da mercato nero in questi tempi d’assedio.

Ma allora ecco che accade.
Prima sono seduto su questo cemento ruvido di caldi diurni, poi mi casca addosso la notte, un soffio di lenzuola sottili.

E sono in mezzo a un groviglio di pianta.
Nudo, mi arrampico su questi rami massicci, che si snodano in ogni direzione.
Tutto intorno il suono della fauna notturna, un battito onnipresente, mentre continuo a correre lungo quella enorme e frattale struttura.
L’istinto mi dice che è una sola, non tante piante, nessun vaso, nessuna foresta, una sola che è cresciuta a dismisura, voltandosi, vorticando, correndo parallela al terreno per alcuni metri, e poi impennandosi, poi degradando trasversale e girando ancora, rincorrendo se stessa, un disegno tridimensionale di un bimbo che scarabocchia nell’aria afosa, e io mi ci aggrappo, mi graffio contro le sue sporgenze, vado avanti.
Non ha corteccia, è come se fosse…
No, forse ho capito.
Preso da l’emozione dell’attesa, accelero, insisto nella scalata fluida, che a volte mi confonde con quell’essere arboreo, e so che ormai sono molto in alto, il corpo di questo… gambo sinuoso,
più salgo più si assottiglia, mentre prosegue inventando acrobazie geometriche disponendosi nello spazio, colpi d’ingegno per… adattarsi, superare, continuare a protendersi verso… verso.

Verso il buio di questo cielo.
Notte.
Ma ora lo vedo, e capisco.
Mi fermo, stanco, sudato, sull’ultimo arco compiuto da questo stelo, che ancora può sorreggermi.
E guardo.
Guardo come diventa sempre più sottile, e una linea ormai scura, che armonica si chiude in un sonno d’attesa.

Ora vedo come si conclude.
Cos'è questa pianta.
È un girasole.
Mostruoso, selvaggio, dal gambo contorto e immenso.
Un girasole.
Racchiuso nel suo sogno esausto.
Aspetta questa notte, da cui scappa da sempre.
Che faccia i suoi comodi, e se ne vada.
Che la smetta.
Questo fiato della notte sul collo.
Perché…

A tratti lo cerca sempre.
Non importa che giri sia costretto a fare.
Forse che gira, è la parte più vera.
Più importante, del suo nome.
Ma forse no.
Forse domani lo vedrà.
Domani, chissà.
Avrà il riposo.
Di un nome completo.

Mi sveglio dal mio sogno a occhi aperti.
Rabbrividisco appena.
Non guardo questa platea di case.
Mi pare respirino.
Non ascolto le piante dissetate.
Tra le ombre notturne.
Ridiscendo.
Dalla terrazza.
E non solo.

Saluti.
Da territori pieni di girasoli.
Ma ancora occupati.

Peppermind: … adda passà a nuttata.

SE TELEFONANDO IO POTESSI VEDERE…

Dedicato a Elle.
E un grazie per l'idea.

15 commenti:

Elle ha detto...

Già, riprenditi! E' quello che mi sto ripetendo invano anch'io da qualche minuto dopo aver letto qui ed essermi ritrovata, prima a sbirciare uno che innaffia le piante su una terrazza e poi a seguirlo in un'improbabile quanto futurista passeggiata lungo il gambo di un girasole.
"Un tratto di per sempre" anch'esso, un pezzo di vita strappato alla quotidianità e reso così intimo e poetico e vero da commuovere.
Ché non importa che giri siamo costretti a fare, doppi, tripli salti mortali, avvitamenti su se stessi e carambole improvvise.
La parte che gira è la parte più vera e tu me l'hai regalata.
Ed io non posso far altro che stringerla tra le mani e continuare a guardarla come si fa con le cose belle e preziose, con lo sguardo tra lo stupito e l'incredulo, tra l'ammirato e l'irragionevole, tra (gira)sole ed ombra.
Grazie.

Anonimo ha detto...

non so per quale bizzarra associazione mi hai fatto venire in mente una canzone che amo molto.. .. è costruita con la medesima materia.

Pepe.

lise.charmel ha detto...

devo ammettere che dopo un po' non ho capito quasi niente, però mi sono accorta che stamattina non ho bagnato le piante

peppermind ha detto...

@Elle: Non c'è di che ringraziare :)
Anzi, grazie per le parole che hai speso per me...

@Pepe: La materia... dei sogni?
O diq uesto spirito animista?
Quale canzone?
OK, un bel po' di quesiti...

@Lise: ridacchio, ma: sempre felice di esserti utile, almeno qualcosa!
:P

VicKy ha detto...

Che strano, anche io dieci giorni fa mi sono ritrovata a casa dai miei, con loro fuori per le vacanze.
Mi aggiravo nel giardino, tra le piante, e in cucina tra tazze e bicchieri, ripensando all'adolescenza e al desiderio di fuggire via da quella vita non mia. Eppure, che strano, per la prima volta ho sentito e visto ogni cosa con tenerezza, pensando che in un domani lontano sarebbe stato possibile vivere lì. Nella casa da cui sono scappata, nel giardino che non so curare, dinanzi a un tramonto che mi ha visto piangere milioni di volte. E non c'erano girasoli...

Digó János ha detto...

Ancora un bel post in vena poetico-malinconica... Tu sei rimasto a Milano, in pieno territorio occupato, io invece sono scappato via via più lontano. Io vivo "libero", tu però hai il vantaggio di essere radicato nel territorio. Io sono una specie di ebreo errante, tu almeno una tua patria ce l'hai, per quanto decaduta e in mano ai buzzurri.

Claudio dei Norma ha detto...

Anche Bacon, Peps. Comincio a pensare cose.
Viviamo vite da Multiple Man e poi ci ritroviamo a casa dei nostri genitori come un complesso di monadi che solo là hanno il coraggio di guardarsi negli occhi.

Slint, The Breadcrumb Trail.
http://www.youtube.com/watch?v=mb8WqI9Xl8c
Anche se forse non ti riferivi a loro.

peppermind ha detto...

@Vicky: La terrazza dei genitori come madelein proustiana, insomma...
Anche se la mia madeleine ha assunto forme preoccupanti :P

Janos: Ti dirò, non amo questa mia vena malinconica, e di solito la tramuto in rabbia, ma qui è rimasta tale, rileggendomi.
A volte capita.
Bello quel che dici sul senso di sradicamento che provi... però a voltelo sento anche io, pur essendo ancora qui.
Un ebreo errante in Israele, come.

@Claudio: sì, anzi, monadi lo volevo usare come metafora delle vite che non si incontrano tranne di notte, dalle luci delle finestre... ma poi mi son detto che vi stufo con le mie puntate filosofiche :P
No, non mi riferivo a loro, ma gran bella musica...

Digó János ha detto...

«Un ebreo errante in Israele» --> bellissima trovata!

ossimoro73 ha detto...

mi piace tanto leggere le tue puntate filosofiche, quindi, non smettere.

marlene ha detto...

il tuo sogno è interpretabile come voglia di evadere. evadi.

VicKy ha detto...

Una madeleine sì, ma 'celiacanta' come dice Claudio che ormai il glutine non lo posso più mangiare da 5 anni... ma sembra che ciò ancora non influisca sulla mia capacità di ricordare ed elaborare. Influisce eccome, invece, sul mio umore quando sento odore di pizza! ;)

davidia ha detto...

E' una delle cose più belle che tu abbia potuto scrivere.
(e farci leggere)

:)

Anonimo ha detto...

PEPPER SCRIVE:
"Se dietro ognuno di quei muri ci può essere chi storce la bocca se leggi Stirner in metropolitana, se applichi Grice mentre cucini, se ti commuovi con Bacon durante una passeggiata in piazza Duomo.
Se dietro quelle porte sprangate c’è chi annuisce convinto alla propaganda pro nucleare, al sorriso in mezzo alle macerie, alle impronte a tutti quanti, per sicurezza.
Forse è sempre stato così, ma il male mi appariva complesso e umano.
Ora lo sento come un’impalcatura a sorreggere compromessi, trincea a difendere una terra che era già tua, ma che hai svenduto e poi invaso, per poterla sventolare insieme ai tuoi bancomat, ai tuoi mucchietti di tecnologia, la tua felicità da mercato nero in questi tempi d’assedio."


ORA:
1) Dal momento che anche io ho il piacere e anche l'onere di innaffiare non solo le piante in casa e sul balcone ma anche 1010 metri quadrati di orto (pomodori, zucchine, melanzane e insalate varie.. quasi una produzione industriale quella di mio padre) perchè i miei sono in vacanza..

2)Considerato che anche io in questo periodo in metropolitana non solo leggo STIRNER ma anche Feuerbach e Marx e Nietzsche per lo spelndido monografico che sto preaparando e mi guardano male... eccome se mi guardan male..

3)Considerate le conseguenze della mia campagna antinucleare..

PROPONGO:

Aperitivo a Mi senza alcun doppio fine.

SO WHAT?!?!?

L.H.

peppermind ha detto...

@Ossi: temo che non ci sia nessun problema a riguardo :P

@Marlene: magari... prima o poi.

@Vicky: eh... pizza.
Sì, anche a me innesca subito il corso dei ricordi.

@Davidia: Be', grazie.
Mi rossisco un po', eh, però.

@L.H.: (madò, maquell'orto lì è ENORME!)
A me sta bene, aperitivo, dai.