domenica 18 ottobre 2009

Girastelle. (radio version)

Mi appoggio al parapetto ruvido e già freddo di questa terrazza.
Le piante non hanno bisogno di me, questa sera.
Socchiudo gli occhi, come gli spiragli illuminati che soffiano fuori la vita di casa, esistenze già chiuse al caldo per cena, che l’inverno è iniziato.

Ma poi accade.

La notte si avventa come un uragano secco di vento e aria tersa.
E io sono nell’intrico di una pianta.
Nudo, la pelle raccappricciata da folate che sbucano dalle fronde.
Inizio a scalare questi rami massicci, che si snodano in ogni direzione.
Tutto intorno il vento sbatte, coprendo ogni altro suono.
Lo so, lo sento, è un'unica pianta.
Non tante, nessun vaso, nessuna foresta, una sola che è cresciuta a dismisura, contorta, impennandosi, arrestandosi, riprendendo a girare ancora, rincorrendo se stessa.
Un ghirigoro di un bambino dispettoso, arrabbiato, disperato.
Non ha corteccia.
So perché, lo sento, ma è ancora tutto ricacciato indietro, e mi arrampico, lividi e graffi, correndo dietro a questa sensazione.
Preso dall’emozione dell’attesa, accelero, insisto, salgo più in alto, mi fondo con questo essere arboreo, con il suo immergersi tra lo spazio.
Questo... gambo, sì, è un gambo, proteso.
Proteso verso.

Verso il buio di questo cielo.
Notte.
E d'improvviso: vedo.
Mi fermo, stracciato, sudato, sull’ultimo stelo che ancora può sorreggermi.
Guardo.
La corsa dell'intera pianta rallenta, sottile, in una linea ormai scura, che cade in un grumo pesante di sonno.

E finalmente capisco, e ricordo.
È un girasole.
Potente, sformato, contorto e ferito.
Un girasole.
Esausto, chiuso in sé, come una lacrima secca.
Dorme, lascia che questa notte faccia i suoi comodi.
E se ne vada.
Che la smetta.
Questo fiato gelido e osceno sul collo.

Perché lo cerca ancora.
Stanco di tutta questa strada ritorta.
Continua a farla.
Insiste e gira, e sa che è la sua anima vera.
La parte cruda del suo nome.

Domani non lo vedrà.
O forse sì?
Domani, chissà.
Potrà voltarsi verso il mare.
Verso un nome diverso.
Chissà.

Mi sveglio da questo incubo di veglia.
Tremo, addentato dalle onde di quest’aria buia e cristallina.
Mi avvolgo nello spolverino.
Non mi volto verso le feritoie di colore che lasciano colare televisori e sigarette dai condomini.
Ridiscendo, e basta.
Dalla terrazza.
E non solo.

Un saluto da una mente fantasma.
Da territori con pochi girasoli.
E sempre occupati.


(Se volete leggere l'extended version guardate qui.)

12 commenti:

grafemi ha detto...

Davvero toccante - la poesia come andrebbe fatta...

ps presa "La mente" di Searle - ti faccio sapere

gap ha detto...

a me è venuto in mente il fagiolo magico delle favole..
ma si sa, io sono uno che guarda troppa tv..

VicKy ha detto...

Anch'io ho pensato al fagiolo magico che conduce, non al castello del gigante, bensì a un grumo di sonno... del gigante? :)

Questa radio version mi piace più assai dell'extended, anche perché: 'mai voltarsi verso feritoie di colore che lasciano colare televisori e sigarette dai condomini'...

Bellissima immagine poetica :)

peppermind ha detto...

@Grafemi: Grazie, ma è solo prosa, via, dai.
p.s. appena riesco passo dal tuo blog :)

@gap: Ciao Gap!
Sì, è chiaramente ispirata la fagiUolo maggico.
Solo che è un seme di girasole, e cresce a dismisura non perché è magico ma perché... vabbe', ci ha un'altra benzina, ecco.

@VicKy: Decisamente la favola è il "tra le righe" del pezzo... e le analogie e le differenze sono una chiave di lettura.
Ma le lascio a voi, non perché voglio fare il fiquo, ma perché sono pigro a dirvele :P
(grazie per il "bellissima" :))

Claudio dei Norma ha detto...

C'è pace lassù, lontano dai territori occupati?
Dura da contrastare la natura, un olivo non cresce dritto.
Mi inchino a chi in questa età delle tenebre continua a cercare il sole.

fatacarabina - remedios ha detto...

E' la terza volta che me lo leggo e mi piace molto :)

Anonimo ha detto...

ma lo sai che anche a me ha fatto pensare al fagiolo magico?
era la fiaba preferita da mio nonno (e si! io leggevo le favole a lui e non il contrario. Le adorava ma non ci vedeva quasi più).
alimentiamoci della migliore benzina.
la nostra.
gmai

Elle ha detto...

Mi gira la testa (oltre che le stelle)!
E' questa la sensazione nel leggere questa tua radio-version in prosa poetica.
Sarà l'effetto vertigine de "la parte cruda del suo nome"...

peppermind ha detto...

@Claudio: Mah... c'è stanchezza, e forse la si confonde con pace.
O forse di questi tempi va bene lo stesso, si prende quel che c'è.

@Fata: Grazie :)

@Gmai: Benza o non benza, arriveremo a Roma... lo sai, no?
Gsai!

@Elle: Magari hai mangiato poco!
:P

marlene ha detto...

pepper io i girastelle li ho dipinti :O

Anonimo ha detto...

Hai trovato un inedito racconto di Kafka?
Inquietante, ma bellissimo.

Linda

peppermind ha detto...

@Marlene: Dipinti?
E ora so' curioso però...

@Linda: Kafka... no, dai.
Troppo buona °__°