domenica 25 ottobre 2009

L'altro viaggio. (1)

L'uomo sulla spiaggia è appesantito.
Ha la barba sfatta, e guarda verso il mare, mentre si aggiusta la borsa a tracolla.
Verso il mare che non c'è più.
Un tempo il blu di quella coperta infinita si fondeva all'orizzonte con quello del cielo.
Ora non più: dove una volta c'era quell'immenso animale liquido, c'è una spiaggia, la carogna morente di una spiaggia, che va avanti, e avanti.
Per chilometri, solo sabbia nera, un limite netto, là lontano, che spezza la vista.

Controlla che nella borsa ci sia tutto: pane, una bottiglia d'acqua, il coltellaccio, il walkie-talkie...
Poi li sente arrivare, uno a uno alle sue spalle.
Quelli che deve guidare nel viaggio.
Una ragazza con i capelli gialli e rosa, troppo più magra di lui, la punkettina.
Un ragazzo coi capelli lunghi, sporchi, e lo sguardo spaventato, il capellone.
E il pazzo, anche lui sovrappeso, ma sempre attivo, che maneggia quella ceppa di dinamite, prima o poi ci ammazza tutti.

L'uomo si gira verso di loro, che ora sono fermi, a guardare il mare di sabbia nera.
Vede nei loro occhi quel senso di sgomento che prende chiunque osservi quella morte.
Bisogna che li porti via di qui, non tutti ci stanno dentro, prima che mi partono di testa anche loro, pensa l'uomo.
Andiamo, poi dice loro, e inizia a camminare verso la stazione ferroviaria del paesello di mare.
Ex mare.
In giro non c'è nessuno, alcune finestre sono bocche vuote.

Partiamo da qui, seguiamo le rotaie, dice loro.
Tanto i treni non si spingono più fin qui.
I marciapiedi della stazione, imbiancati dal sole, sono spaccati da crepe che suppurano d'asfalto molliccio.
Senza guardarli, parte dritto verso la prima galleria.
Sta per entrarci, ma si ferma, voltandosi verso il pazzo.
Sta guardando giù dal ponte, ha in mano un candelotto.
Vieni via di lì, muoviamoci, prima che riprenda il terremoto, che mi voli di sotto, gli dice.
E si addentra nel tunnel fitto di buio.

Escono dalle tenebre un poco più avanti nello stesso paese, un tratto in cui i binari attraversano la passeggiata sul mare (che continua a non esserci più), passaggio a livello arrugginito, polveroso, ditate, impronte di piccole mani di bambini.
In giro non c'è nessuno.
Continua a seguire le rotaie che entrano sotto un porticato, prima di imbucare un'altra galleria.
Fa un gesto con la mano, a segnalare agli altri di seguirlo.
Non c'è proprio nessuno, oltre a loro.

Quando si gettano fuori da quella lunghissima galleria, si fermano a prendere respiro.
La punkettina e il capellone sono stati male, lì dentro.
Claustrofobia.
L'uomo guarda avanti a sé, alla costa verdebruciata che arginava il mare, scoscesa, adesso le tocca tuffarsi in quel deserto nero.
Il paese è ormai alle spalle, di fronte a lui la strada selvatica da percorrere.
La mano attraversa il calore dell'aria, quando indica agli altri che si prosegue.
Riprende il viaggio.

Apro gli occhi.
Bruciano.
Respiro spezzato, stretto.
Nel buio, cerco a tastoni la borsa, per vedere se il walkie-talkie è acceso.
Ho il corpo agghiacciato e indolenzito.

15 commenti:

Claudio dei Norma ha detto...

Non posso augurarti buon viaggio, non lo sarà.
Vorrei darti il benvenuto dall'altra parte, ma ancora non ci sei.
Tempo e spazio. E mancano.
Non tra di noi. Stasera anch'io ho ripreso il cammino interrotto su Lies Irae, che tu ci creda o no.
Mi manca il fiato.

VicKy ha detto...

La punkettina, il capellone e il pazzo. Tre compagni di viaggio degni del Mago di Oz :) anche se il viaggio non sembra altrettanto allegro. Ma è un viaggio e da qualche parte porterà.

niki ha detto...

Non so se sia peggio entrare nella galleria o uscirne, in entrambe le circostanze non sai ciò che trovi il problema è che devi comunque camminare...
niki

Giangidoe ha detto...

Ormai sono sicuro: vuoi farmi del male.
Il prossimo post deve essere come minimo una recensione di Yattaman!

PS: la didascalia in alto a destra, Whateverdesk, in qualche modo fa un pò il verso al manga di JOJO? No, perchè ho comprato solo di recente l'intera serie e non l'ho ancora letta, ma mi è parso di ritrovarvi alcune parole chiave... E' possibile?

peppermind ha detto...

@Claudio: No, non sarà un gran viaggio... e non credo che arriverò, arriverà (non ho capito se quello che guida il gruppo è un altro me o cosa), dall'altra parte.
Ma grazie per l'augurio :P

@VicKy: Non allegro, ma manco drammatico... e come dico a Claudio, ho i miei seri dubbi che conduca da qualche parte.
Ma poi mi spiegherò.

@niki: Esattamente, devi camminare.
Du palle eh...

@Giangi: No, non ho letto Jojo, è casuale il riferimento che vedi...

Anonimo ha detto...

E chi dice che dall'altra parte, ad un certo punto, il mare di sabbia nera non finisca? Potrebbe esserci la vita...
Linda

Elle ha detto...

Un viaggio ha sempre un senso, anche se alla partenza spesso ci sfugge.
Se poi è l'altro viaggio, allora tutto assume un ruolo ed un perché ancor più significativo.
Ma le conclusioni non mi piace tirarle in modo affrettato e qui siamo solo al (1).
Alla fine, non prima. Ne va dell'intero viaggio.

Anonimo ha detto...

Eppoi magari in spiaggia trova un pettine per sistemare la barba sfatta.

No, a parte le cretinate, è una bella storia. Potrebbe anche essere bell'e che finita, se vogliamo.
[ma siccome son curiosa di vedere cosa combinano con i candelotti, spero che ci sia anche il (2), neh].

c13

peppermind ha detto...

@Linda: Già... chi lo dice... poi mi spiegherò :P

@Elle: Ben detto.
Sebbene... dai, arrivo alla fine (saranno 4 o 5 parti, non ho ancora ben presente), poi spiego il poco che c'è da spiegare.
Preferisco darvele nude e crude, per il momento :)

@c13: In un certo qual modo sì, potrebbe anche essere finita.
Ma ce n'è ancora...

lise.charmel ha detto...

che viaggio paura. epperò, buon viaggio

grafemi ha detto...

Attendo il resto del viaggio...

Lindalov ha detto...

Eri Ken il guerriero, versione moderna, e la distesa di sabbia che prima era mare é Dubai, totalmente prosciugata dopo disastri ecologici e siccità.
I campi da golf erano troppo verdi..

peppermind ha detto...

@Lise: In effetti... mi inquieta un po'.

@grafemi: Mh... spero valga l'attesa >.>
Ma ne dubito :P

@Lindalov: Ecco, non so se sono proprio io, e di Ken quello lì ci ha solo la barba incolta...
Però il paesaggio è un dopo... dopoqualcosa, qualche disastro, sì.

Digó János ha detto...

Cos'è, la ferrovia tra Çelle e Väze, con tutti quei tunnel? O è un paesaggio che ti è venuto in mente in modo inconscio?

peppermind ha detto...

Janos: Bravo!
Ci hai preso... sebbene mi sia venuto in mente in modo inconscio.
Vabbe', alla fine spiego :P