martedì 25 ottobre 2011

Commedia all'italiana.

Va bene va bene.

Ferrara, il Giornale, e tutti quegli altri, soldataglia, carne da cannone per il general Berlusconi, lo fanno per contratto.
Sarkozy scemo, Sarkozy brutto, ridi ridi poi vedrai chi riderà bene chi riderà ultimo, blblblbl, prott, gneck quack.

Ma c'è poco da tirare in ballo situazioni finanziarie, e la Francia qui, e L'italia mica come la Grecia là, e balle varie.
C'è solo da notare una cosa: quando mai è successo prima che un capo di stato deridesse così, in mondovisione, ufficialmente e storicamente, un altro capo di stato?
Mai, giusto?
È stato qualcosa di eccezionale, dico bene?
Ok.
Chi o cos'è quindi l'eccezione, in questo quadro?
Trova l'eccezione! Unisci i puntini! Colora i fottuti spazi!

L'eccezione è Sarkozy che non riesce a fare a meno di sorridere sarcastico sul bisogno di serietà e impegno richiesto a Berlusconi, o Berlusconi che si fa ridere a dietro da tutta la sala conferenza (e da tutto il mondo, esclusi gli italiani berlusconiani)?

Di solito si vede quello che si vuole vedere.
Ma ormai bisogna proprio non guardare, se no si sporcano gli occhiali.
Schizzi di merda e sperma.
È il Berlusca, bellezza.

giovedì 29 settembre 2011

Comma 22. No, cioé, 29, ecco.

L'unico motivo valido per chiedere la rettifica è la certezza di essere onesti.

Chiunque chieda la rettifica non è onesto.

Ok, si tratta del comma 29 del ddl di riforma sulle intercettazioni, ecco due link ad articoli meno sintetici:

uno della Fatacarabina, articolo contrario al comma, come immagino lo siano un po' tutti quelli che ci hanno dei blog

e l'altro di un signore che non conosco, Bortocal, che invece è a favore.

venerdì 16 settembre 2011

L'ultima guerra.

Il giorno che scoprimmo che dio non esiste fu un giorno difficile.

Poi i giorni a seguire furono peggio.

Il mondo si lacerò come una crosta grattata via, sangue marcio e pelle.

Infinite blatte sgorgarono dal buco di quel muro che crollava, infetto e consunto, disperdendosi per campagne e città, lasciando un sugo nero di morte su ogni casa, prato e palazzo, montagna e città e piazza e colore.

Poi tutto pian piano seccò.

Al sole, con calma.

Al sole seccò.

Ora siamo rimasti così in pochi, qui a Sesto San Giovanni.

Ma ci sono i boschi, l’erba e gli alberi che crescono sulle rovine della città, ammorbidiscono queste mani spezzate di cemento che sorgono dalla terra, i resti di Sesto, ricordo di come eravamo prima, rivolti al cielo, intrappolati al suolo.

E tanti posti dove sedersi, quando hai finito di lavorare.

Ti siedi, tra gli amici e i tuoi amori.

E pensi, parli, fantastichi, dipingi, scolpisci, progetti, scrivi, declami.

Socchiudi gli occhi, rimani in silenzio.

Il sole tramonta.

Che pace.

Dio non c’è più.

venerdì 26 agosto 2011

Circus.

Sono lì che faccio il pagliaccio.

Gesticolo, scherzo, scherzo e scherzo, fare finta d'esser sempre contenti.

Mi fa l'effetto di una corsa affannata, e poi cado, le gambe troppo molli, le scarpe troppo grandi, cazzo, che stanco che sono, voglia di marmellata di ciliege.

Rimango lì seduto per terra, le ginocchia sbucciate tra i buchi dei pantaloni, le mani livide, che male, il carrozzone che si allontana, fanculo, non lo raggiungo più ormai.

Respiro affannato di sudore, mi passo l'avambraccio sugli occhi, il cerone vien via a chiazze, un po' qui, un po' là.

Un disastro.

Cazzo che stanco che sono.

mercoledì 10 agosto 2011

No, ma continuate.

La festa era una di quelle tra amici.

Gli altri si conoscevano da tempo, mezze frasi e capivano tutto, vecchi scherzi tra di loro, ridevano.

Qualcuno chiamava qualcun altro dall’altra parte della casa, la musica, l’aria viziata, le parole, qualcuno beveva, qualcun altro fumava, erano tutti allegri.

Lui scambiò qualche battuta, una stretta di mano qui, una pacca sulla spalla là, fece finta.

Era bravo a fare finta.

Ancora qualche saluto a casaccio, la mano alzata, pian piano scivolò verso la porta.

Uscì che ancora stava sorridendo verso facce mai viste prima.

Chiuse la porta con cautela.

Nessuno se ne accorse.

Andò alla stazione e prese il treno.

Verso il primo mare che riuscì a incontrare.

Il mare, ah, il mare.

Nessuno si ricordò mai più di lui.

mercoledì 27 luglio 2011

Certo che se ogni volta vi devo spiegare tutto.

Allora, cari fanatici razzisti, fermi un attimo.

Le persone normali, o se preferite, gli anti-razzisti, comunisti, anarchici, democratici, querchevepare, solitamente concedono la libertà di espressione a tutti solo in un contesto in cui è pratica comune che tutti concedano libertà di espressione.

IN QUESTO CONTESTO, dove chiunque non abbia la religione che dite voi, le convinzioni che dite voi, l'educazione che dite voi, il colore, la puzza, i gusti, i piedi, i denti, il cazzo e la figa che dite voi, IN QUESTO CONTESTO dove chiunque non sia come volete voi finisce massacrato a fucilate in faccia, bruciato, ingabbiato, rispedito nella merda, IN QUESTO CONTESTO:

non lamentatevi poi se vi concedono solo sprangate e calci nel culo.

Non mi scandalizzo, non piagnucolo per quel che dice Borghezio, o per il fatto che stia seduto in parlamento, o per il fatto che quasi tutta la Lombardia la pensi esattamente come lui.
O sto zitto e tiro avanti, magari prima o poi le cose cambieranno.
O tiro fuori la spranga dall'armadio e son cazzi miei.
O di chi non la pensa come me.
Contenti?

giovedì 14 luglio 2011

Andare, lontano.

Non voglio frasi lunghe, magari piene di virgole, con tante parole tutte leccate e pettinate, quelle che se parlo col Piero che ciapa su la bicicletta in del curtil, mica le uso mai, ma mai.

Non voglio quelle tiritere, tutte occhi tristi, cuori spenti, desideri rimasti col culo per terra, che rimbalza ancora per l’inerzia e fa i rumorini di frenata come nei cartoni animati, e allora via tutti a piangere mancanze, delicati ma solenni, integri nella disfatta, che alle donne piace, eh?, vedrai che si tromba a sangue.

Non voglio nemmeno la camminata lenta, elegante, storta e dignitosa, l’eroe di tutti i giorni, polvere e sole crudo sui vestiti sporchi, ma che commozione, guarda, ma che guardi che mi commuovo solo io, gli altri son lì, sbadigli imbarazzati, mi mandano affanculo, fan così con la mano, ma vai va’, va’!


Non voglio personaggi che non vedi, non incontri, non senti il piscio e sudore di un qualsiasi vecchio curvo su una carrozzina lì nei corridoi verdognoli e senz’aria, non tocchi, non pensi che sembra tutto vestiti, il corpo dov’è qui sotto?, che merda morire così, lento, su pavimenti lucidi.


Non voglio un mondo dove tutto torna, magari male, fa male, o bene, fa ridere, ma torna, tira la riga e c’è il risultato, ma quando mai due, tre, quattro, ma bastano solo due, strade si sono incastrate bene, come si deve, son tutte curve, spaccate, l’acqua dai tombini, sassi ed erba secca, che cazzo pretendi?


Non la voglio ‘sta roba.

Andate via di qua.
Non si può.